Ognuno di noi aveva pensato di celebrare questa giornata in modo diverso.
C’è chi avrebbe voluto partecipare alle manifestazioni pubbliche di commemorazione, chi aveva da tempo preparato ed organizzato con cura incontri ed eventi, c’è chi aveva magari pensato semplicemente ad un viaggio oppure alla classica “gita fuori porta” in compagnia di parenti o amici.
Quel che è certo, però, è che oggi tutti avremmo voluto festeggiare insieme un’altra “liberazione”, quella dall’incubo di questa malattia che ci attanaglia ormai da mesi.

Ci è toccato, invece, continuare a vivere anche questa giornata di festa ancora all’insegna dell’isolamento, del distanziamento sociale, nel chiuso delle nostre abitazioni.

Come abbiamo detto e scritto più volte in queste settimane, noi come Associazione sentiamo e stiamo sforzandoci di vivere questo tempo che ci è dato come prezioso, come una sorta di “palestra” in cui cercare di riflettere ed “allenarci” per ritrovarci pronti a contribuire ad un nuovo inizio.

Per questo motivo anche in questo 25 aprile così particolare vogliamo continuare a coltivare l’idea di essere alla vigilia di un cambiamento importante, vogliamo riempire di significato questo tempo che stiamo vivendo, attraversandolo con responsabilità, valorizzando e facendo tesoro dell’eccezionalità di questi giorni.

Ed allora per noi questo è un altro giorno prezioso in cui ripensare insieme a quel comune sentirsi popolo e comunità, in cui riaffermare l’esistenza di una coscienza collettiva, in cui riscoprire il senso di appartenenza ad una comunità, il senso dell’interesse generale, il significato di un impegno comune che si opponga e contrasti l’individualismo dilagante, il prevalere degli interessi personali su quelli collettivi, dei diritti individuali su quelli sociali.
Per questo riteniamo oggi di fondamentale importanza “rispolverare” il tema dei valori e dei principi.

I valori sono il terreno solido su cui si fonda il nostro vivere quotidiano come singoli e come comunità, i principi sono i mattoni che poggiano su quel terreno di valori, quei mattoni che usiamo per costruire le nostre comunità ed il mondo come vorremmo che fosse.
Ebbene, per noi questi valori e principi si ritrovano tutti nella Costituzione della Repubblica Italiana: la persona, il lavoro, la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la democrazia, l’etica, la legalità, la solidarietà, la partecipazione, la sussidiarietà.

Su queste basi comuni abbiamo costruito l’avvio di un cammino insieme non solo con l’ANCRI sezione di Matera-Policoro ma anche con altre associazioni del territorio come pure con quei cittadini “liquidi” che si sono riconosciuti nell’urgenza di quell’imperativo etico del “preoccuparsi di”, del “farsi carico di” che è all’origine del nostro progetto “Care For”.

Per questo vogliamo oggi condividere e rilanciare il contributo che l’ANCRI ha preparato per la giornata del 25 aprile anche su questo blog.

Anche noi esporremo oggi il tricolore sui nostri balconi, ma lo faremo con questa ritrovata e rinnovata consapevolezza e con la convinzione che il nostro domani non potrà e non dovrà essere un puro e semplice ritorno ad uno “status quo ante”, ad una presunta “normalità” cui, ci sembra, tanti ora aspirano.
L’augurio che vogliamo scambiarci, invece, è quello di ritrovarci tutti, di qui a breve, in una “normalità trasformata e rigenerata”.
Possa, quindi, questo giorno annunciare l’alba di un futuro diverso e più giusto per tutti, da costruire con il contributo di ciascuno.

Mino Di Pede
Associazione Matera2019

Il Valore della Comunità per combattere la fragilità dell’individualismo

223 anni di verde bianco e rosso.
Sventola nei palazzi degli uffici pubblici e delle istituzioni, ci rappresenta in tutto il mondo. È la bandiera italiana, non è un tessuto qualunque, è il nostro Tricolore, è la nostra identità nazionale.
È foggiato dall’articolo 12 della Costituzione come bandiera della Repubblica Italiana, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
Il verde, simboleggia la speranza di una Italia unita e libera, il bianco, la purezza d’animo del popolo italiano e la fede cattolica, professata dalla maggioranza degli italiani, il rosso, a memoria del sangue versato dai soldati per l’Unità d’Italia.
È l’identità nazionale degli italiani nel mondo, rappresenta la nostra forza d’animo, la nostra operosità, il nostro ingegno, la nostra cultura, la nostra storia, i nostri ideali, la nostra tradizione; praticamente l’essenza di essere italiani.
Il suo corretto utilizzo è disciplinato da una legge che dispone le modalità di esposizione e, dall’ART. 292 del codice penale, è difeso da atti di vilipendio.
Eppure, l’abbiamo visto ripetutamente esposto scolorito, strappato, sporco o male avvolto da tempo, intorno all’asta che lo espone.
Non è forse lo specchio di ciò che era l’Italia prima delle restrizioni in questo triste momento?
Ciò potrà avere fine quando l’individualismo darà spazio al senso di appartenenza.
L’individualismo è la tendenza a far prevalere eccessivamente e abitualmente gli interessi personali su quelli collettivi. Se l’individualismo è condiviso da una moltitudine di persone, in molti non crederanno nei benefici derivanti dal senso di uguaglianza, dalla collaborazione con gli altri, entrambi frutto del sentirsi appartenenti ad un gruppo, nel nostro caso, ad un popolo, ad una Nazione.
Aspetti fondamentali che accomunano il sentirsi appartenenti ad un gruppo sociale sono: il coinvolgimento e l’aggregazione. Il senso di appartenenza è partecipare attivamente interagendo con il contesto in cui si vive. Ci si può sentire facenti parte di un gruppo solo relazionandosi con gli altri, partecipando attivamente, rispettandosi, facendo in modo che ogni nostra decisione sia anche valutata come effetto sul gruppo sociale, avvalorando e sperimentando sempre di più il senso di appartenenza. Un esempio è l’esperienza in famiglia. Nel nostro nucleo familiare ci sentiamo parte integrante. Significa accettare e condividere con il gruppo ed avere così uno spiccato senso del “noi”.
Il senso di appartenenza ad un gruppo sociale è un sentimento fondamentale per instaurare un legame tra persone accomunate dagli stessi valori culturali, sociali, intellettuali e religiosi. Ecco perché sugli spalti dei campi sportivi, noi italiani ci mostriamo con il tricolore disegnato sul volto, oppure interamente fasciati dalla bandiera, fieri di essere italiani. È solo l’estremo bisogno di mostrare agli altri di appartenere ad un gruppo, ad un popolo, anche se per breve tempo, avere un senso di unità, di solidarietà.
Spesso quando parliamo dell’Italia la definiamo utilizzando la terminologia “il nostro Paese”. Crediamo sia più opportuno definire l’Italia utilizzando la terminologia “la nostra Patria”. Così facendo definiremmo l’Italia per quello che in effetti è: “il territorio abitato da un popolo e al quale ciascuno dei suoi componenti sentono di appartenere per nascita, lingua, cultura, storia e tradizioni”. Utilizzare questa definizione è il modo più opportuno per divulgare l’alto senso di appartenenza alla nostra Patria.
In questo periodo buio per l’Italia, attanagliata da un virus che non conosce frontiere, noi italiani abbiamo il bisogno di sentirci uniti. Abbiamo il bisogno di dimostrarlo al mondo intero, sventolando il Tricolore nelle facciate dei palazzi, nei terrazzi, in ogni struttura che ci appartiene. Il mondo intero lo espone per dare forza morale agli italiani. Il mondo intero lo riconosce come simbolo della Repubblica Italiana. Pur essendo lontani fisicamente perché obbligati a restare in casa, noi italiani siamo legati dal sentimento di appartenenza, abbandonando così l’individualismo, distruttivo sia per chi lo nutre che per l’intero gruppo sociale.
Se non il Tricolore, quale simbolo migliore per noi italiani per rappresentare noi stessi, sentendoci uniti e solidali in questi momenti particolari. Il Tricolore è il simbolo più profondo e morale del senso di appartenenza alla Nazione.
Noi italiani sappiamo esprimere il senso di Patria attraverso la solidarietà, aggrappandoci e facendoci rappresentare dai simboli della nostra Repubblica. Le misure restrittive poste in essere per fare fronte alla pandemia e per arginare i contagi, hanno cambiato le nostre abitudini. Abbiamo altri e nuovi bisogni: la solidarietà e la famiglia, cambiando così i sentimenti e gli interessi.
Al bisogno di sentirsi in “famiglia”, si aggiunge quello di appartenenza alla “Nazione”. Aumenta sempre più lo spirito di corpo che ci accomuna. Forte è il senso di appartenenza, così come è forte il bisogno di comunicarlo. Si sono moltiplicati i momenti in cui, attraverso i social o semplicemente affacciandoci ad un balcone, sentiamo cantare a squarcia gola “il canto degli italiani – l’inno di Mameli”.
Un senso di calore, un brivido percorre il nostro corpo.
Sono momenti in cui ci sentiamo uniti, solidali e italiani, rappresentati dai simboli della Repubblica che da sempre ci hanno contraddistinto.
È il caso di ribadire che emerge il bisogno assopito in noi italici di sentirci appartenenti allo stesso gruppo sociale, alla Nazione, alla Patria, a persone legate tra di loro dalle stesse tradizioni, dagli stessi sentimenti, dalla stessa storia e dagli stessi ideali.
Al termine di questo periodo triste e buio la voglia di ripresa, il bisogno di continuare a sentirci uniti e solidali, saranno la migliore ricetta per il risveglio dell’Italia, della sua economia. Ci sentiremo legati l’uno all’altro sempre attraverso gli stessi simboli da cui oggi ci sentiamo rappresentati; il tricolore e il canto degli italiani. Forte ci faranno sentire il senso di appartenenza alla nostra Patria, così come forte sarà la voglia di agitare al vento il nostro Tricolore.
In questo periodo, distanti ma vicini e fieri di essere italiani.

ANCRI sezione di Matera-Policoro

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25 Aprile
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