Dopo un lungo percorso, avviato nel 2008, Matera è giunta allo storico obiettivo di essere designata Capitale europea della cultura per il 2019; al di là di tutte le possibili considerazioni pure da fare circa il significato, la portata storica, le modalità con cui il processo sino al 2019 verrà gestito, sicuramente è opinione condivisa quella per cui questo evento rappresenta una opportunità unica di promozione e sviluppo non solo della città di Matera ma di tutto il suo comprensorio, con un grande potenziale di coinvolgimento non solo per il territorio provinciale e lucano ma anche per gran parte della limitrofa area pugliese. Una opportunità unica, focalizzata sul cosiddetto “anno faro” che è il 2019, ma che deve essere guardata come un processo virtuoso fatto di innovazione, programmazione, formazione perché i risultati indotti dell’essere “capitale” si possano espandere a tutti i livelli, creando economie durature, posti di lavoro, qualità della vita e capacità di accoglienza ben oltre il 2019. Imprese e soggetti economici i più diversi, associazioni datoriali, artigiani, hanno ora uno stimolo in più per uscire definitivamente dalla sindrome della crisi e affacciarsi invece alle opportunità, alle proposte, ai modelli, alle best practices che verranno – e in qualche misura stanno già arrivando – dal coacervo di iniziative, relazioni, investimenti legati in qualche modo alla prospettiva di Matera2019; laddove non solo di turismo o di cultura parliamo, ma di tutto ciò che una filiera organizzata – sia intorno al tema della “cultura” che a quello del “turismo” – può generare direttamente o indirettamente, trasversalmente a tutti i settori. A valle del cospicuo investimento previsto per le attività proprie del programma culturale di Matera2019, pari a oltre 68 milioni di euro, infatti, il progetto complessivo mette in moto in varie forme un programma di investimenti notevolissimo, pari a quasi 650 milioni di euro fra investimenti per infrastrutture culturali, interventi di rigenerazione urbana e grandi infrastrutture (cfr. Dossier di candidatura, pp. 94-96), in considerazione proprio del fatto che siamo di fronte non a un evento occasionale, ma a un unico grande progetto di ridisegno della forma e del “sistema” città, con tutto ciò che ne può conseguire in termini di nuova impresa, nuove professioni, nuove economie, nuovi posti di lavoro, nuovi standard di qualità della vita. Il tutto da realizzare – o quantomeno avviarsi – in un lasso di tempo molto breve, i quattro anni da qui al 2019, ma con ricadute, nel bene e nel male, nel lungo e addirittura nel lunghissimo periodo.

Come è ovvio, lo sforzo che qui si vuole fare è quello di immaginare una possibile strategia di impegno delle imprese per intercettare e sfruttare al meglio tutte le opportunità; in questo senso una formazione diffusa, in forme e su tematiche diverse e talvolta anche non convenzionali, è un must assoluto in considerazione del ritardo notevole in termini di cultura di impresa che si riscontra attualmente troppo spesso nel tessuto produttivo locale. È facile infatti evidenziare una serie di problematiche che possono costituire allo stesso tempo opportunità precise di rilancio, a partire da una adeguata preparazione/informazione prima e acquisizione di specifiche competenze subito dopo:

  • un processo irreversibile di internazionalizzazione e globalizzazione che riguarda prodotti, servizi, processi
  • l’accelerazione delle dinamiche proprie dell’innovazione tecnologica e della trasformazione sia della domanda che dell’offerta nella direzione di “prodotti” ad alto contenuto tecnologico
  • lo sviluppo e prima ancora la necessità di lavorare in reti sempre più estese e sempre più strutturate per locazione, competenze, saperi diversi
  • i cambiamenti profondi delle abitudini e dei comportamenti di acquisto degli utenti/consumatori e dei modelli di interazione fra essi e aziende
  • le dinamiche mutate della comunicazione e dei media in chiave sia di comunicazione di impresa tradizionale – pubblicità, ufficio stampa,.. – sia nei “nuovi” campi condizionati dall’uso spinto dei social network (reputability, engadgment) o dall’impatto delle azione dei grandi player (ecommerce con Amazon, Ebay ecc. ma anche gli AdWord e gli AsSense di Google, gli Adv di Facebook e Twitter)
  • i cambiamenti destinati anche ad aumentare nel futuro prossimo di procedure e modalità di accesso ad appalti e incarichi (eProcurement, Stazione appaltante unica…) e di gestione del lavoro (telelavoro, fatturazione elettronica…) ma anche forme completamente nuove di economia e di concezione di ciò che sinora abbiamo considerato “business”: crowfunding e crowsourcing, sharing economy, filosofia “open” e molto altro.

Questo e probabilmente molto altro, oltre che evidente nelle dinamiche complessive dell’economia e dello sviluppo globale, è non solo presente in quanto “citazione” nel dossier di candidatura di Matera2019 ma ne costituisce addirittura la filosofia di fondo: il cambiamento, l’innovazione, l’adesione senza se e senza ma a un modello “nuovo” di governo dei processi – fatto di condivisione, innovazione tecnologica, modelli collaborativi, appunto – come strumento pressoché unico di sviluppo e di progresso. Motivo per cui, se non fosse già sufficiente la tendenza globale rilevata, diventa persino urgente attrezzare le “nostre” imprese declinando in opportuni itinerari formativi quell’elenco di problematiche sopra individuato.

Matera2019 è sicuramente una grande opportunità, ed è soprattutto una grande opportunità di futuro, ma occorrerà attrezzarsi adeguatamente per poterla cogliere come si deve; lo sviluppo economico passa oggi dalla cultura, ed evidentemente anche la cultura di impresa sta compiutamente in questo percorso.

Una grande opportunità di futuro

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